UFFICIO NAZIONALE PER LA PASTORALE DELLE VOCAZIONI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Nutrire gli affamati

(Rubrica a cura di Cristiano Passoni) L’opera della misericordia C’è un’educazione concreta alla misericordia che passa dallo sguardo. Saper vedere, concedersi al vedere, aprire gli occhi è un primo passo, ma essenziale per provare a fare della misericordia il caso serio della vita cristiana. Scorrendo lungo questo anno le opere di misericordia, vorremmo gettare lo […]
26 Luglio 2016

(Rubrica a cura di Cristiano Passoni)

L’opera della misericordia

C’è un’educazione concreta alla misericordia che passa dallo sguardo. Saper vedere, concedersi al vedere, aprire gli occhi è un primo passo, ma essenziale per provare a fare della misericordia il caso serio della vita cristiana. Scorrendo lungo questo anno le opere di misericordia, vorremmo gettare lo sguardo precisamente sul loro agire, sul loro accadere, qui, davanti a noi, tra le pieghe di questa società liquida, sfuggente e frantumata, impaurita e, a tratti, inerme, nuda, eppure così carica di segni di speranza e dell’opera di Dio. Come indicato nella bolla di indizione del Giubileo da Papa Francesco, prestare attenzione alle opere di misericordia  «sarà un modo per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare sempre di più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono i privilegiati della misericordia divina. La predicazione di Gesù ci presenta queste opere di misericordia perché possiamo capire se viviamo o no come suoi discepoli».

Un cuore che si spende

Ma in che senso questa iniziativa è un adempimento dell’opera di misericordia dar da mangiare agli affamati? “La cosa che colpisce di più, commenta don Giuliano, è il linguaggio universale della proposta. In questo senso vedo un adempimento dell’opera di misericordia, perchè  si tratta di un’iniziativa che ha un linguaggio nuovo, capace di toccare il cuori di molti e parlare al cuore di molti. Nutrire gli affamati è ritornare all’uomo, come ha fatto Gesù: passando vide un uomo (Gv 9,1). Credenti  e non credenti si riconoscono, anzitutto, nell’umanità, nell’aver compassione che genera tenerezza”. Qui si trova la radice preziosa di una vocazione comune. Come diceva don Primo Mazzolari, «se non abbiamo roba, abbiamo del cuore, e ognuno ne può prendere quanto vuole, perchè il cuore cresce spendendosi, si arricchisce spogliandosi. E se le nostre ferite aumentano è perchè abbiamo imparato ad amare come Te, che abbiamo trafitto, per Te che, nelle nostre ferite, ci rendi buoni».